Scrivere controcorrente
Scrivere oggi è un atto politico. Non per ciò che si dice, ma per il tempo che si decide di donare alla parola.
Mi chiedono spesso perché continuo a scrivere libri di carta, in un mondo che divora video di quindici secondi.
La risposta è semplice: perché qualcuno deve continuare a sostenere che esiste un tempo diverso. Più lento, più paziente, più profondo. Un tempo in cui una frase può rimanere appesa per giorni nella mente di chi legge.
Scrivere controcorrente è prima di tutto questo: riprendersi il tempo. Restituire alle parole il loro peso. Difendere uno spazio in cui la profondità non è ancora una colpa.